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28 maggio 2008

Preti anomali

Ho deciso di riprendere in mano un vecchio romanzo che andavo scrivendo negli ultimi due anni, senza tempo per portarlo avanti e con delle idee che non mi sembravano troppo buone. Nella revisione generale che ho apportato ho rivitalizzato una figura di secondo piano. Il libro è corale, ha un narratore plurale come Fumo di Faulkner e si basa su un filo narrativo che prima giudicavo debole (per questo mi sono bloccato) e che unisce diversi personaggi. Però c'è questo prete che adesso gioca un ruolo importante.

Ma non è il classico eroe delle fiction italiane (due palle si può dirlo?). No, questo prete fa altre cose. Lo dico perché da poco mi hanno raccontato una storia incredibile che ha dato benzina al mio racconto. Ah... spero che non continui con questo caldo, perché il computer è una fornace, ma mi auguro di poterlo finire. Solo per portare a conoscenza questa storia che adesso non posso raccontare.

*** ma perché ci sono i commenti blu?

27 maggio 2008

A Roberto Mancini, grande uomo e grande allenatore

C'è poco da aggiungere rispetto a quello che ho sempre pensato di Roberto Mancini: è stato l'unico Allenatore possibile per una società come l'Inter, figlia di un presidente che ha un carattere troppo espansivo, unito a una forma di timidezza infantile che passa per cortesia e gentilezza e invece è solo latente codardia. Io non ho mai amato Moratti, ma ho sempre avuto rispetto della sua passione, che si trasforma in denaro sonante, che non ha l'obbligo di buttare via per farmi passare delle domeniche di gioia. E ho sempre pensato che, sotto sotto, è mille volte meglio avere Moratti che Moggi o Galliani, perché in fondo avrà i suoi irreparabili difetti, ma non ti fa vincere estorcendo favori ai guardalinee o distribuendo schede telefoniche agli arbitri. Moratti, lo dice la Storia, è l'essenza stessa dell'Inter. Eppure la Storia gli aveva concesso la grande occasione di incrociare un secondo Herrera, non un secondo Facchetti certo, ma un secondo Herrera e questi era Roberto Mancini, già grande allenatore e capace di vincere altrove ciò che Spalletti ha vinto con De Rossi e Totti, Juan e Perrotta, Aquilani e Mancini, non certo gli ultimi arrivati, per chi capisce di calcio.

Eppure Moratti è riuscito nell'impresa di regalarsi il supplizio di Tantalo: sempre affamato di vittorie, colpito nel momento di afferrarle. C'è poca psicologia dietro questa storia ridicola di un uomo che licenzia l'allenatore campione d'Italia, capace di spuntarla dopo mille infortuni con il colombiano Rivas, che faceva panchina al River Plate, con Pelè che proveniva dalla Serie B portoghese, con Suazo leader di una squadra sull'orlo della serie B, con Jimenez che non ha mai giocato per vincere, con Cesar che spediva messaggi a mezzo mondo pur di trovare una squadra, con Balotelli che 20 mesi fa giocava negli allievi nazionali, per non dire degli operai della pedata che facevano panchina alla Roma, al Chelsea, al Real Madrid e via discorrendo.

La maggior colpa di Moratti è non aver capito che Mancini è un autentico fuoriclasse che conosce il calcio. Non a caso ha mandato a spasso chi non correva, chi faceva le ore piccole, chi si lamentava, in barba all'inesistenza di una società incapace di difenderlo da una sistema di comunicazione che lo ha dipinto come "raccomandato", "antipatico", "presuntuoso"... come se Capello e Ancelotti avessero fatto anni di gavetta prima di raggiungere le panchine importanti! Una società talmente assente che Mancini s'è dovuto inventare psicologo, padre di famiglia, fratello, esperto di comunicazione, giornalista e persino avvocato. Un Mancini che, caso raro nella storia dell'ammorbante mafioso calcio italiano, parlava contro Moggi quando Moggi imperava negli studi televisivi. L'avete mai visto ospite di un programma televisivo? Certo che no. Perchè uomo tutto d'un pezzo non ha mai accettato di fare il ruffiano con quei settori ben noti della stampa sportiva che tra una festa e una baldracca ti aggiungono il mezzo punto in pagella. L'apice di questo velenoso e conformista modo di fare si è avuto quando sono stati distribuiti i premi annuali per il miglior allenatore: Mancini nemmeno inserito nelle nomination, dopo aver frantumato tutti i record del campionato a 18 squadre. Pazzesco! Un mondo intero uniformato al pensiero unico delle vedove e dei burattini (adorabili queste espressioni tipicamente manciniane). Sapete come commentò la notizia? "Io alleno l'Inter è la miglior panchina del mondo". Una frase meravigliosa che racchiudeva un senso che Moratti avrebbe dovuto cogliere: tu spendi soldi e la tua squadra viene sempre attaccata, io la difendo perchè so come lavorate.

Io di Mancini ho un ricordo dal vivo, quando ancora giocava alla Samp. L'ho avuto a pochi metri di distanza e allora era il divo che aveva dato lo scudetto ai blucerchiati, insieme all'amico Vialli. Ho testimonianze di persone che lo conoscono da vicino, qui in Sardegna, il suo buen retiro, che lo dipingono nell'esatto opposto di come ci viene presentato dalla stampa, sempre pronta a dare del tu a personaggi ipocriti che di Mancini invidiano lo stipendio, l'abbronzatura, la personalità e la grande carriera da calciatore. Ma di una cosa resto certo: Mancini era l'unico possibile Allenatore dell'Inter. Uno schermo protettivo contro un sistema dominato dal conformismo e dal malaffare, un allenatore pratico che non ha dato all'Inter un gioco troppo appariscente, ma che ha saputo trarre da ciascun calciatore il meglio che ci si potesse aspettare in determinate situazioni. Perchè il calcio non è solo un gioco nel quale si calcia la palla e si fa gol: no, il calcio è anche un gioco di intelligenza, nel quale spesso intervengono componenti morali, psichiche, non traducibili in una veloce ripartenza condotta con l'unico modulo conosciuto. Mancini è un allenatore moderno, che ha le stimmate del grandissimo, avendo vinto tanto nonostante la giovane età. Eppure agisce in un paese nel quale - mi si passi il paradosso - è più odiato di Binnu Provenzano. Basta scorrere uno qualsiasi dei tanti forum sportivi per rendersene conto: leggerete giudizi approssimativi, offese a un uomo che non si conosce, e tanta troppa ignoranza. Esattamente come quella che promanava dal sistema che i giudici di Napoli hanno descritto come simile alla Mafia. Un sistema che oggi ha vinto approfittando delle debolezze di Moratti.

Volevano la testa di Mancini e Moratti gliel'ha data. E non c'è un Mourinho che possa alleviare questa meraviglia, che è uno stupore misto all'ira. Dove non è arrivato il malaffare ha potuto la stupidità. Abbasso Moratti, viva Mancini.
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tag: intermancini
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