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30 gennaio 2010

Testi senza senso

Ho letto come da abitudine l'analisi in anteprima che Gino Castaldo ha fatto dei brani di Sanremo. Il buon Gino fa sempre così: ne distrugge una decina, ne riabilita qualcuno, esalta tizio e caio e sparge due o tre sufficienze a casaccio. Ma non perchè Gino non sappia di musica, anzi, è preparato. Ma il copione vuole questo e d'altronde la lista dei cantanti partecipanti ricalca un po' questa tendenza: quindi okay per Malika Ayane (che secondo me è la miglior voce femminile presente nel nostro desolante panorama), okay per la quasi minestra Irene Grandi, che per me è sempre stata un sogno erotico, e diamoci dentro pure con Morgan, che di musica ne ha ascoltata e anche di buona, per offrirci qualcosa di clichè, di sanremese. Il giudizio mio lo avrete dopo l'ascolto, nella versione radio e cioè senza l'imbardatura cafona dell'orchestra (immaginatevi se in Comfortably Numb Gilmour e Waters avessero aumentato leggermente il volume dell'orchestra cosa sarebbe successo all'assolo finale).

Questa breve introduzione, che sarà più lunga del contenuto e dell'inesistente prologo, per dirvi che la musica italiana spesso tradisce le attese. Le produzioni sono molto simili e bisogna trovare qualcosa di veramente originale (tipo la voce di Malika Ayane o di Giusy Ferreri) per vendere qualcosa. La sensazione è che senza il traino dei talent e della tv non si vada da nessuna parte, e infatti non sorprende che Ruggeri prolunghi la sua carriera grazie anche al successo televisivo, che ha messo in serio pericolo con la ridicola presentazione di Mistero, un programma che per dirla alla Aldo Grasso, spaccia cazzate per verità scientifiche (si riferiva a Voyager, ad essere sinceri, ma siamo lì).

Intanto i testi mi fanno spesso orrore. Da poco ho avuto modo di acquistare e ascoltare anche più di tre volte dei brani che sono in heavy rotation nelle stazioni radio commerciali più in voga:

Senza Nuvole di Alessandra Amoroso, altra voce particolare scoperta dalla tv, che apre con una chitarra alla Ligabue-Battisti-Ramazzotti, con tanto di maglietta rossa e refrain sul pianoforte che gira su una linea armonica che squarcia la tela con la potenza vocale che le è propria. Bene, questa la musica, ma il testo? Non si capisce a chi comunica, probabilmente a sè stessa, l'impressione è che si tratti di un'accozzaglia di frasi fatte per colpire, ma senza senso. Basta leggerlo nella sua interezza per capire che Senza Nuvole parla di niente, nel tentativo estremo di adattare le sillabe alla metrica (sognare un orizzonte senza nuvole), prima che una monotona chitarra si porti via tutto.

Ti Vorrei Sollevare di Elisa e Giuliano Sangiorgi, si capisce subito che si tratta di un'operazione smaccatamente commerciale, tra due artisti campioni di vendite (il che la dice tutta sul volume di vendite complessive di un mercato ormai al collasso). La bravura di Elisa si spande su tutto il brano, con il suo riconoscibilissimo timbro vocale, mentre Sangiorgi smiagola da par suo, soprattutto nei pezzi più cupi del brano. Ottimo l'arrangiamento. Peccato che il testo sia inconcludente, nel senso che all'inizio sembrerebbe persino riecheggiare Down By The River di Neil Young, che parla di un omicidio sulle sponde del fiume (down by the river, I shot my baby), ma che tragicamente finisce con la rima alternata "cuore / amore", mentre l'invito alla lievitazione prosegue fino all'interruzione brusca del finale.

Un altro duetto di alto livello è quello tra due voci femminili che era difficile pensare di mettere insieme: Salvami di Gianna Nannini e Giorgia. Anche qui la musica convince, anche se la produzione fa il suo, con una buon tappeto sonoro elettrico, che prende sommessamente il posto dell'introduzione acustica. Soprattutto i suoni gravi e bassi accompagnano bene i virtuosismi di Giorgia. Peccato che il testo, che sembrava poter annunciare qualcosa di paradisiaco o fantasmagorico (nel vero senso della parola) si trascini diventando un non-sense su un uomo nudo e perfetto, angiolesco, in mezzo a frasi di senso compiuto che non c'entrano nulla col resto (guarda il sole che brucia per te, la bocca trema di passione). Poteva essere un testo impegnato, psico-thriller, che parlava dell'esistenza e del suo trasporto. Invece Gianna Nannini vuole baci a volontà, e così sia.

Giusy Ferreri timbra con la sua voce simil-Amy Winehouse un classico di Rino Gaetano, che se fosse stato vivo sarebbe diventato un feticcio di Repubblica (tipo Saviano adesso). Sfortunatamente Rino non è più con noi e la Sony di Rudi Zerbi le confeziona un pezzo nel quale non c'è bisogno di scrivere un testo: Ma il cielo è sempre più blu.

Ultima mini recensione per la leggendaria Laura Pausini, che ci consegna un altro pezzo non memorabile, nella sua consueta linea easy listening, che le porta milioni e che le vale un cavalierato del lavoro. In attesa della laurea ad honorem, Laura ci propone questo "Musica Alla Radio", una mezza confessione delle sue intenzioni artistiche, che sprizza amore e ottimismo da tutti i pori, mentre la coppia sistema una camera da imbiancare. Il testo non è malaccio, se non fosse che mi sembra un po' ossessionata dal matrimonio, con un verso addirittura eucaristico (un pane da dividere), prima di mettere "la tua booca sulla mia, per non andare via", accompagnati dalla "musica alla radio". Come arrangiamento è parecchio simile a Salvami, di Gianna Nannini e Giorgia. Inoltre aggiungo che la Pausini non riesce a districarsi da una rima forzata con "albero", del quale faremo un nostro "simbolo". Il ritmo trascina la canzonetta fino alla fine, con un'armonia che ricorda una cinquantina di pezzi. C'è da dire che a proposito di "alberi", Marco Carta vorrebbe respirarli... (Resto dell'idea), e se manca l'allegria non ha senso insistere. A Silvio piacerebbe questo invito all'ottimismo, prima di farsi spogliare (Marco non Silvio).

Chiudo questo excursus, con un video di Bruce Springsteen che canta la semplice e piena di significati "My Hometown". Notate la cura del testo, come Springsteen riesca a fare un ritratto convincente e a raccontare una storia di senso compiuto, in poche righe.


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tag: sanremomusica
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22 giugno 2009

Long life rock 'n' roll



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