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7 novembre 2007

Biagi, Luttazzi e la libertà del centrodestra

Il ritorno di Daniele Luttazzi e la quasi contemporanea morte di Enzo Biagi hanno scatenato i ricordi sul famoso editto bulgaro di Silvio Berlusconi. Le persone non sono come il vino: invecchiando non sempre migliorano, ma per carità cristiana diventano migliori una volta morte. Il vino al massimo diventa aceto. Ad Enzo Biagi, come a chiunque altro (si pensi al Craxi rivisitato da D'Alema), capiterà lo stesso: chi non lo ha amato farà professione di liberalità, concedendogli un tributo postumo. Chi lo ha riverito lo santificherà. Personalmente ho letto un unico libro della sua vasta produzione ("Dinastie", ricostruzione di quattro grandi famiglie capitalistiche degli anni '80) e non ho mai approfondito troppo il suo stile colloquiale, intimo e compassato. Era comunque un decano della professione e soprattutto una persona perbene, onesta, mai volgare. Il che è veramente tanto per questi tempi.

Le rievocazioni dei maggiorenti della repubblica hanno rimarcato il suo ruolo di vittima sacrificale della censura politica (che importa quanto Berlusconi, tanto D'Alema), amara sorte condivisa proprio da Luttazzi. Si fanno i distinguo del caso, c'è chi fa finta di non ricordare e c'è chi prova a difendere l'operato di Berlusconi. L'effetto più sorprendente di questi due eventi collegati è il ribaltamento del concetto di libertà tanto caro agli elettori di destra. Talmente caro da ridurlo a una imago sine re. Priva di sostanza, questa abusata libertà che campeggia in ogni brand di Forza Italia, finisce con l'essere confusa nel triste schema bipolare, quello del conflitto politico, spogliata dei suoi principali orpelli. Così leggiamo in Daw una critica a Luttazzi fin troppo prevedibile, basata sull'assunto che il comico, nella sua opinabile volgarità, deve la popolarita, il successo al fatto che fosse a "libro paga" di Silvio Berlusconi. Da stipendiato si permetteva pure di parlarne male! Ecco, questo ragionamento secondo il quale la prestazione d'opera impone un sottinteso divieto di critica all'operato del datore di lavoro, è quanto di più oppressivo si possa immaginare. In barba non solo ai principi costituzionali o a quelli più recenti ribaditi dallo Statuto dei Lavoratori, in tema di discriminazione sul posto di lavoro, ma anche alla tanto celebrata libertà di cui si vorrebbe addirittura far partito.

Freedom Land, solitamente più sensibile rispetto a queste questioni, dimentica di sottolineare che a Biagi fu impedito di continuare a professare le proprie libere opinioni nella tv pubblica, che si intende di tutti i cittadini (Biagi compreso) e non a servizio del pubblico rappresentato dal governo in carica. Peggio ancora sono i commenti che insistono in modo volgare sull'età del giornalista defunto, spostando l'attenzione dal tema centrale della libertà di espressione a un piano personale, condito da finto sarcasmo e risate sotto i baffi.

Si rallegrino a destra. C'è chi al centro arriva a teorizzare la necessità di essere eletto per poter parlare in tv ed esprimere opinioni di parte. Aristofane e Rousseau si staranno rivoltando per l'ennesima volta sulla propria tomba.

Non si chiede il lutto, ma nemmeno di istituzionalizzare quell'idea demoralizzante (e vincente ahimè) secondo la quale la vera libertà di opinione è raggiunta esclusivamente con lo scontro di due verità parziali contrastanti.
22 settembre 2007

Circolo Misex

Annunciato il programma del prossimo Misex, spettacolo erotico itinerante. Dal 28 al 30 settembre ad Assago interverranno, nell'ordine, Don Gianni Baget Bozzo, Michela Vittoria Brambilla, Federica Zarri, Marcello Dell'Utri, Iva Zanicchi, Billy Costacurta, Bud Spencer, Lamberto Dini e il ripieno del Gabibbo. Chiude il 30 l'onorevole Silvio Berlusconi.
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