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29 aprile 2008

Sicurezza reale e percepita, l'ennesimo abbaglio della sinistra

E' stato scritto in queste ore e in queste settimane che il tema vincente del centrodestra è stato quello della sicurezza. La risposta a questa considerazione del PD è stata - come sempre - all'insegna della mancata autocritica, anzi, l'analisi è stata capovolta. Ha cominciato Antonio Di Pietro da Santoro quando ha dichiarato che c'era uno scarto tra insicurezza reale e insicurezza percepita, additando le televisioni di Berlusconi come responsabili principali nell'aver creato questa atmosfera. Lo stesso discorso è stato portato avanti dallo sconfitto Rutelli, a riguardo della precipua situazione romana. Eppure non potevano sfuggire a costoro i dissidi interni al centrosinistra nelle amministrazioni locali: Cofferati a Bologna, Domenici a Firenze, con la loro energica politica dell'ordine pubblico, hanno dimostrato che il tema esiste, è presente, vissuto. Questo conferma, grosso modo, la mia teoria sul "territorialismo", ovvero della costruzione del consenso basata non più sulle ideologie, ma sulle istanze territoriali, cioè su problematiche tangibili che sfuggono a chi fa la politica dai palazzi romani (compreso il Campidoglio, diventato una succursale hollywoodiana) e che riguardano, di diritto o di rovescio, aspetti generali della sicurezza economica e personale. Questa analisi capovolta l'ho ritrovata anche nei blog, a dimostrazione che spesso prendiamo in prestito considerazioni senza preoccuparci di saggiarle adeguatamente. E' vero che i media hanno "volutamente" aumentato il feedback dell'emergenza, ma lo stesso è accaduto per gli incidenti sul lavoro, per le morti del sabato sera, per l'emergenza stupri, per gli incidenti ferroviari e così via: l'informazione è sensazionalista per definizione e tende a suggerire gli umori, a precostituirli, in una forma subliminale che i pubblicitari conoscono bene. E' altresì vero che durante il mese della campagna elettorale io mi sia preoccupato di verificare la scaletta dei principali telegiornali nazionali, usando semplici strumenti di comparazione. Ebbene ho notato che il tema della sicurezza veniva trattato in maniera differente: nelle tv di Berlusconi era al primo posto, a La7 quasi sempre al primo posto, su RaiUno quasi mai al primo posto. Sono scelte politiche ed editoriali che si commentano da sole, ma che confermano l'esistenza del problema.

Infatti, tutto ciò che è percepito è per definizione esistente, anche se in una forma di suggestione pubblica. Il Partito Democratico, nella sua analisi capovolta, ripercorre lo stesso erroneo sentiero fatto da Berlusconi quando giudicava la condizione economica del paese dal numero di telefonini degli italiani. Da lontano poteva sembrare che un paese che si potesse permettere l'acquisto di un telefonino (un surplus rispetto al necessario) sembrerebbe avere i mezzi per tirare avanti, ma accostando la lente di ingrandimento si poteva notare che l'analisi di Berlusconi non aveva un concreto fondamento. Faceva a meno, per esempio, di constatare l'aumento del credito al consumo, che ha sostenuto l'acquisto di beni tecnologici, sempre meno cari, ma comunque entrati nel paniere dell'Istat. E' per questo motivo che si è parlato di inflazione percepita ed inflazione reale, intendendo come "reale" quella registrata dall'Istat. D'altro canto a nessuno di noi può essere sfuggito che negli ultimi anni i pubblicitari hanno molto investito sulle agenzie di credito, proponendo modelli di prestito diretti al credito al consumo, sotto forma di piccoli emolumenti, corredati da campagne pubblicitarie ad effetto spesso contraddistinte da gente sorridente e felice (oggetto della satira "Strozus" della Gialappa's). Se manca il rapporto tra lo studioso e l'oggetto dello studio, poi, è facile cadere nell'equivoco: ieri Berlusconi, oggi Rutelli.

Sul tema della sicurezza il discorso va dunque allargato e ricondotto nel seno della condizione economica generale degli italiani, oramai riconosciuta come critica dai principali organismi di ricerca (istituzionali e privati). Ebbene, in questo terreno giocoforza il tema della sicurezza fisica e patrimoniale della persona tende a comportarsi come un elastico. Maggiore è la crescita economica, maggiore è la disponibilità di denaro, maggiore è la sensazione di sicurezza nel futuro, maggiore è l'impegno dello Stato a difendere le nuove ricchezze acquisite. Vale il rovescio della medaglia: in una società che ha una curva di condizione generale in discesa è inutile proporre modelli di sicurezza blandi, perché dall'insicurezza economica si determina una situazione di insicurezza generale che poggia sulla scarsa fiducia nel futuro. Cioè sulla scarsa fiducia nelle proprie disponibilità economiche e nella capacità di difendere quanto acquisito. Ecco perché la "percezione" della minor sicurezza aumenta a discapito della diminuzione dei reati (conta che andrebbe tarata rispetto al numero delle denunce e delle querele, spesso assenti per mancanza di fiducia nei procedimenti giudiziari), ed è totalmente fuorviante, come ha fatto qualche esponente del PD, eccepire che il cittadino è più sicuro perché sono diminuiti i reati. Nell'ambito della sfera reale (cioè di tutto ciò che viene fisicamente e suggestivamente percepito) la sensazione di insicurezza proviene da più fonti, e se lo Stato reagisce promuovendo l'indulto, allentando la presa nelle periferie delle città, non finanziando le forze dell'ordine e la Magistratura, agendo in riserva rispetto alla pessima condizione economica del cittadino, mostrando poca credibilità e scarso impegno, la principale conseguenza è la bocciatura di qualsiasi proposta. Cioè la perdita del consenso.
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