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5 giugno 2008

Beat LA!

Stasera iniziano le finali NBA. Apprezzo Bryant, è il miglior giocatore della sua generazione, parla benissimo l'italiano, quest'anno ha fatto cose pazzesche, ma nessuno meriterebbe di più l'anello di Kevin Garnett dei Boston Celtics. E' stato il primo a essere draftato dall'high school. Per anni è stato l'unico ad avere almeno 20 punti, 10 rimbalzi e 5 assist di media a stagione, quasi sempre il miglior difensore, elegantissimo quando si svita per tirare dalla media distanza, implacabile sul pitturato, grintosissimo e dotato di un carisma senza pari. Ecco, tra i giocatori da hall of fame che non hanno vinto un titolo c'è gente come Karl Malone, Stockton, Barkley, Ewing. E magari ci saranno pure Nash e Kidd, fra non molto. Ma Garnett merita il titolo almeno quanto lo meritava Malone. Stanotte comincia la serie: gli analisti danno favoriti i Lakers, anche perchè il fattore campo nella formula della finale conta poco. A gara 5, pur perdendo le prime 2 a Boston, i Lakers potrebbero trovarsi in vantaggio 3-2. Ma dubito che il fattore campo tenga: i Celtics arrivano più stanchi, i Lakers hanno dominato negli ultimi 4 mesi, compresi i turni di play-off. Da una parte c'è la leggenda Phil Jackson, 9 titoli vinti con Jordan e O'Neal, dall'altra Doc Rivers che solo quest'anno ha avuto una squadra veramente competitiva con gli all-star Garnett e Allen, affiancati a Paul Pierce.

In stagione regolare gli scontri diretti hanno detto Boston, in casa e fuori, ma non c'era ancora Gasol a completare il quintetto dei gialloviola. Inutile fare previsioni sui singoli matchup: il dilemma di Boston è come fermare Bryant e sintonizzare, pertanto, tutta la rotazione difensiva. Per L.A., dicono gli esperti, l'incognita riguarda la marcatura di Pierce. Sotto canestro sarà divertente assistere alla sfida Odom-Garnett, sperando che Rivers, al contrario, dirotti Big Ticket su Gasol. Lo spagnolo è elegante, alto, ma nei rimbalzi difensivi contro Garnett non ci sarebbe partita. Non mi sbilancio, perchè non sono un pirla (cit.), ma dico che chi vince oggi non è detto che vinca l'intera serie.

25 maggio 2008

La domenica sportiva

Ieri la Rai sembrava, per l'ennesima volta, Roma Channel, ma pazienza, ne abbiamo viste di peggio, si può anche non pagare il canone e leggere libri. Giochino perpetrato fino alla fine, quando Rosella Sensi ha dichiarato soavemente "i campioni dell'Italia siamo noi". E si è visto infatti: assenti Totti, Taddei e Pit (no, dico Pit, quello impegnato oggi a Montecarlo con Stop, altro fuoriclasse immarcescibile), la squadra dal gioco più bello dell'emisfero boreale (e si è visto col Catania, 17 tiri a 2 per gli Etnei) ha domato una squadra che fino a ieri stava bevendo champagne in sede, ma priva di soli 11 giocatori, tutti facilmente rimpiazzabili, essendo molto meno fondamentali di Pit e Stop (nell'ordine: Julio Cesar, Materazzi, Samuel, Cordoba, Dacourt, Cambiasso, Figo, Rivas, Ibrahimovic, Cruz, Solari).  Nonostante questo la squadra moralmente più bella del mondo, subito il 2-1 da un ventunenne preso dalla B portoghese, ha cominciato a recitare il solito film. Un bellissimo film: la serata dei morti cascanti. Il trucco è semplice: subisci un contrasto, ti butti in terra, ti contorci, arriva la barella 6 minuti dopo e ti rialzi. Altro grande effetto speciale: buttare due palloni a Doni, in modo che ci impieghi quell'altro quarto d'ora buono per rilanciare. E Morganti? Beh... non vorrete mica dire che l'azione del secondo gol è leggermente viziata da un aiutino? No, dai, poi Burdisso ha preso il palo, bastava segnare e si sarebbero rialzati. Vai cosi.

Oggi a Montecarlo, a parte Pit e Stop, c'è il gran premio di formula 1. Era il regno di Senna che ne vinse 6 (5 consecutivi, uno respingendo a colpi di frenate Mansell). Ieri ha vinto un nipote di Senna nel GP2. Ovvio che si tratta di una brutta copia, ma fa venire nostalgia.

Nel silenzio delle tv Kevin Garnett si è mangiato i Pistons a domicilio. 2-1 per i Celtics: il sogno di una nuova storica finale contro i Lakers si avvicina.


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