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13 maggio 2007

Il Family Day, una manifestazione ad uso e consumo dell'immobilismo.

Se tu fossi stato a Roma, ieri, a quale manifestazione avresti preso parte?
Quella di Piazza Navona, senza dubbio.

Perché?
Perché la manifestazione orribilmente intitolata Family Day è nata a seguito della presa di posizione delle gerarchie ecclesiastiche sul provvedimento intitolato DiCo. Osservando come stanno le cose è stata una manifestazione inutile, in un paese ingessato come questo i DiCo non passeranno mai.

C'è una personale avversione nei confronti della Chiesa?
Assolutamente no. Ma non credo che un paese, nel 2000, debba ancora reggersi sui consigli di una casta sacerdotale. Io ho rispetto della missione umanitaria della Chiesa, della fede e del senso comune religioso che appartiene al nostro paese. Nutro disprezzo per la nostra classe politica, incapace di elevarsi a una visione moderna della società. Se domani nascesse una religione che dichiara il proprio culto per la Luna e si installasse come referente politico non lo trovereste quanto meno bizzarro? La religione è connaturata all'uomo, così come la non credenza e la volontà di ricerca.

Eppure due anni fa ti schieravi apertamente per il referendum.
E' vero. Ma chi seguiva il mio blog sa che ogni posizione assunta è stata di carattere meramente strumentale. Non ho tanto difeso le mie idee, ma quelle di altri, che potessero servire a vincere delle elezioni. In ogni caso, l'ho già raccontato, per anni ho pensato di non essere omofobo, contentandomi di ribadire la mia eterosessualità di fronte agli amici gay (che schifezza questa formula!). La verità è che ero intrinsecamente omofobo ogni qualvolta prendevo in prestito, strumentalmente, quelle posizioni di cui sopra. Ma io non ho paura dei gay e penso che una società sia migliore quando è aperta, quando include. E' evidente che non combatto nella trincea di coloro che vorrebbero escludere la Chiesa dal dibattito pubblico, per un tornaconto politico. Il clericalismo e l'anticlericalismo si possono spendere politicamente. Io penso semplicemente che la Politica, in un paese serio, possa camminare da sola, con le gambe della razionalità. Ne abbiamo visto troppe di opere di spirito turistiche, diciamo così.

In che misura senti la tua religiosità?
La Fede è una questione che mira all'animo, difficile da descrivere o misurare. Io penso di essere stato molto credente, perfino timorato di Dio. Quando mi sono reso conto d'essere in una posizione subalterna al mio raziocinio ho cambiato idea. Non c'è cosa peggiore che difendere una causa nella quale non si crede affatto, posso essere ipocrita e falso con gli altri, ma non con me stesso, non più almeno. Ho guardato dentro di me e mi sono chiesto se ne valesse veramente la pena. Ho guardato tutto nella mia abituale prospettiva storica annalista e le cose mi sono apparse in una prospettiva nuova e differente.

La tua posizione politica ha risentito di questo moto interiore?
Sicuramente. Ma partiamo dalla premessa che io ho sempre preso con le pinze la politica italiana, perché non ho l'abitudine di dar credito alle cose strambe o straordinarie (oggi proprio per nulla). Ora, sulla questione della Famiglia con la F maiuscola e sulla questione della Chiesa e del suo rapporto con la nostra politica, io ho un'idea che ho esplicitata altre volte e che riassumo brevemente. La crisi della Politica italiana è una crisi della democrazia e del consenso. Negli anni abbiamo mancato tutte le promesse di rinnovamento del paese, consegnando il nostro futuro a un personale politico inadatto a guidarci verso la modernizzazione. La crisi del consenso ha travolto i partiti, che prima permeavano ogni aspetto della vita pubblica (e persino privata) : la partitocrazia, come diceva Pannella, era tangibile, evidente. Di questa crisi del consenso hanno beneficiato quegli enti che godono di un certo potere trasversale: le banche, ma anche la Chiesa. La Chiesa, a causa del suo carattere immanente e del suo aspetto roccioso e monolitico, rappresenta un sicuro approdo per tutti i cacciatori di consenso. Il Partito Democratico prodiano è l'emblema di questa dinamica dei poteri alternativi al consenso democratico, essendo basato su una piattaforma cattolica e bancaria. Il fatto incredibile è che il modello servirà pure alla destra, dato che l'unica via possibile è fondere Forza Italia con Alleanza Nazionale, sulla base del Berlusconismo e dell'eredità - fatta di interessi privati - rappresentata da esso. Mi viene in mente proprio Berlusconi, a proposito di questo: "A Ballarò la sinistra dice tante bugie, anche Mediaset dovrebbe avere un programma simile". Credo che questa frase spieghi tante cose.

Ti aspettavi Berlusconi a Piazza San Giovanni?
Come dubitare? L'unica religione alla quale crede Berlusconi è quella del "piatto ricco mi ci ficco". E' notoriamente dotato di fiuto politico e sapeva benissimo che una sua presenza avrebbe avuto 3 conseguenze pratiche: a) presentarsi alla Chiesa come interlocutore principe (della serie: Mastella per gli altri, io per la CDL, contiamo i voti?), b) spaccare il governo c) sottolineare le ambiguità del Partito Democratico. E' riuscito in tutto, peccato che si faccia passare il futuro politico di un paese da una manifestazione sostanzialmente sottoscritta dai vescovi.

Esiste un percorso alternativo per il rinnovamento o siamo destinati a continuare così?
Oggi c'è chi pensa che il rinnovamento della società italiana debba passare per un avvitamento moralistico. Una svolta morale, psicanalitica, comportamentale. A sentire tanti soloni in tv, a leggerli sui giornali, sembra che il nostro paese abbia bisogno di un ritorno alla rettitudine, per evitare ogni tentazione modernista. Si diceva così anche del volo degli aerei e - duemila anni fa - del Cristianesimo, se mi si consente la provocazione. Io penso che il rinnovamento debba passare - necessariamente - da un'apertura della società alle pratiche della democrazia e della meritocrazia. La meritocrazia... Fini l'aveva in bocca un giorno si e pure l'altro nel 1994: quante speranze disattese! Un'apertura della società e della vita pubblica comporta una rivoluzione dello stile italiano di governare, non di vivere. Il problema principale è di tipo generazionale, in tanti l'hanno capito, in molti approfittano di questo problema per metterci sopra la bandierina e conquistare qualche delegato per il futuro e affascinante Partito Democratico Bancario e Cattolico. Il fatto è che non cambieremo mai. La politica sta lottando per acchiappare il beneplacito della Chiesa, è tutta una lotta per conquistare il centro e mostrarsi moderati e cattolici: che questa lotta sia condotta da personaggi come Casini e Rutelli è solo un dettaglio che aumenta la mia disperazione, se mai. E intanto il paese invecchia, sfibrato, senza nervo, incapace di dare risposte ai giovani, che rimangono esclusi dalla società. Ma forse manca anche una coscienza critica. Conosco diversi giovani che fanno o hanno fatto politica. Sono in tutto e per tutto uguali ai "papponi" che li hanno cooptati. Ciò che chiedo io, in fondo, è che ci siano due o tre idee valide, in grado di camminare da sole, prive di riferimenti religiosi.

Come chiudiamo?
Chiudiamo con un passo di Jonathan Swift: Nella scuola dei promotori politici fui davvero spiacevolmente impressionato poiché i professori sembravano a mio parere del tutto fuori di senno... Questi infelici stavano preparando piani per convincere i monarchi a scegliere i propri favoriti tenendo conto della loro saggezza, capacità e virtù; a insegnare ai ministri di considerare il pubblico bene; a ricompensare il merito, le grandi capacità... a istruire i principi a riconoscere il loro vero interesse mettendolo allo stesso livello dell'interesse dei loro sudditi; ad affidare per ogni mansione persone qualificate a esercitarle, e molte altre stravaganti e impossibili chimere che mai mente umana s'era sognata di concepire, confermandomi l'antico detto che non c'è nulla che possa essere tanto strampalato e tanto irrazionale da non essere sostenuto per vero da alcuni filosofi. Era per dire che mi scuso per la filosofia di questa conversazione.

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